collettivomensa "mimmo topatsio"

.pensa prima di andare a mensa
sabato, 31 maggio 2008

U prutetture!

ascoltami ascoltarmi.

 


chessuono le mie parole, che suono le mie parole, che sono le mie parole, che sonno le...

chelinguaggio...
che idee...





boia barella chi smolla andazzo a smazzo cala l’asso.
collasso.

sovrastruttura di pensiero ricordati di me.
sovraristrutturiamo il pensiero di me.

dunque, blà bblà bbbiaggio, oltre, stavolta non mi prendi neanche tu.

 

vedo un ragazzo che non vedevo da tempo, anche se l’avevo incontrato pure ieri sera.

stavolta non so proprio che dire di tanto simpatico, però, lo guardo storto, lui sorride e mi guarda più storto.

chissa’addul’agg’canusciut’.

per fortuna non attacca a parlare, quindi continuo a camminare.

meno male.

chissàcumm’cazz’s’chiama.

mi chiedo.

se in questo momento fosse morta mia madre e io stessi strabuzzando gli occhi a questo ragazzo, per il semplice obbiettivo di farlo sorridere, cosa ne penserebbe mio padre?

 

uhcchefiiiga. sheik, sheik your ass, oh.

quanto avrà influito il divagare dei jeans aderenti a vita bassa sull’aumento degli stupri in italia? ma in romania, arrivano i jeans a vita bassa?

ho risolto anche questo problema. esportiamo la rivoluzione sessuale nell’impero ottomano.

 

fagocitiamo colori, sorrisi, voci.

ogni metro di strada divento sempre più grasso, soprattutto quando ci sono i giovani che spingono.

ho fatto dei calcoli a mente per avere l’effettiva densità di popolazione in un metro quadrato di questa via.

purtroppo mi sono perso sulle divisioni.

 

ho diverse ragazzine davanti e dietro. carine, ma la mamma? ah, salve signora...

mantengo le mani in alto.

me ne sono tutti riconoscenti, soprattutto i vecchietti.

nessuno parla, qualcuno grida, di dolore.

ne approfitto, per parlare.

ho un altro obbiettivo, civilizzare popoli, soprattutto quelli a me contingui nella calca.

alzo la voce il giusto che mi possano sentire quelle ragazzine lì.

no, no, quelle altre.

sì.

dunque...

ma anche perchè...

ah sorridi?

no, non faccio il classico, o meglio...

ti piaccio?

maddai...

proprio ora devi andare?

sì, signora, dicevo...

 

credo che uscirò al primo vicolo.

naaaaaa

continuerò...

nuovi ascoltatori forzati.

chebbello...

dicevo...

sapevate che...

vabbè se mi dai una sigaretta sto zitto...

no no, sono proprio un intellettuale.

hai detto bene.

tiro su le mani?

non ero mica io...

era...

ma dove è finito?

 

mi ha lasciato la wagnona.

che faccio non bevo?

tu che ti aspetti da me? spettacolo, darò spettacolo...

vuoi le storie?

e come no?

la sai di quando mi hanno cacciato di casa?

già te l’ho...

quando ho conosciuto le svedesi?

ecchecà...

aspè...ce l’ho...

quella volta che stavo depresso...?

oh! aspè! dovecazz...

dai rimani, ti offro da bere...

 

oh, ma tu shei il mio barishta preferito...

no, allora...

pagano le ragasshe...

no, vi spiego tutto...

ragashe, ma a voi san gerardo vi protegge?

ecco...

non importa se siete innamorate, felici e non cercate storiacce...

voi amate il collettivomensa?

che c’entra che il collettivomensa è un’entità!?

si amano solo le idee...

mica le persone...

 

beh, tutto è un’idea...

girati intorno.

è fatto tutto di idee...

lo vedete quel palazzo lì?

beh, anche quello era un’idea...

prima che qualcuno lo costruisse, lui stava dentro la testa di qualcuno...

 

sì, insomma, ci sgretoleremo.

le idee si sgretolano...

beh, io posso essere io...

però anche l’idea...dì, inventatevi qualcosa!

 

un attimo solo che vado a vomitare.

ohccè la mia ragasha...

no, pure tu sei la mia ragasha...

tutte ragashe...

tutte bagash...

 

barista migliore del mondo! sì...un white russian!

no no...quella era red...

ma che ne vuoi capire?

come faccio a sapere tutte ste cose?

palestra!

bbià...se stai a firensha che cazz!

 

c’è paolho...

sempre che usi la violenza...

io ti civilizzassi...

così...

vuoi che ti racconti una storia?

oh! paolho! ma non mi dovevi menà?

 

il mio miglior che?

ma shei un uomo o una tomba?

‘ndiamo al concerto...

 

 

bello stand di magliette...

dunque tu ti chiamerai concetta, da stasera.

cinzia?

non importa...

la rivoluzione deve...

concetta tu sei per me, ciuccio cavallo e re.

lavori?

allora senti, la rivoluzione deve partire dal basso.

no, no. roy è proprio nu scemo.

senti, perchè al posto delle sue magliette non vendi le magliette mie?

usate.

dici che sono sue.

usate.

e perchè al posto dei cd non vendi dei cd masterizzati da me.

sei ore in cui si dice: collettivomensacollettivomensacollettivomensa ad libitum.

roy, è proprio nu scemo...

la rivoluzione deve partire dal basso, vogliamo il pubblico sul palco.

roy è proprio...

 

ah eccolo.

roy, roy...!!!

ti volevo dire...sei proprio...

un grande!

yeah...

sono il collettivomensa, sì, sono nato personaggio famoso.

mica come te.

offri da bere?

no?

roy sei proprio...

 

oh fate largo...

ragà...

ragà???

fate largo...

roy spostati, sta passando il collettivomensa.

 

 

postato da collettivomensa alle ore 19:51 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 27 maggio 2008

oppala

ma sto proprio scomodo! sò insofferente...cioè siete voi che...
ohssh...un attimo che mi metto comodo.
non avete immaginazione, avete perso la fantasia, ma guardatevi! Non avete più...
sta cazzo di sedia! un attimo...cambio sedia!
dicevo...state sempre là seduti, ma vi volete svegliare? se continuate così...
un attimo, c'è qualcosa...amore? amore? mi fai una pippa? non riesco a scrivere con le palle piene...
amore!? ma sì...puoi continuare a guardare la tv! ti servono solo le mani...
anzi ti serve una mano sola! grashie! te quiero corazòn!
aspè, tesoro, che sposto il computer se no va a finire...
aspè! oh! cazzo! e levati le cuffie almeno! oh...eh...ho detto se aspetti un secondo...
devo spostare il computer se no...

occhei ora rimettiti le cuffie...no...cioè non posso mica sentire fabio fazio mentre...
grashie! allò torniamo a noi...non avete idee! capite? ogni causa un effetto...ogni effetto...
ma qual è la ragion sufficiente del...che ne so?...del precariado...che poi...ma sarà la canzone?
precariado corazòn...aspè...
amore un pò di grinta però! TESOROOOO! abbassa il volume! ho detto...
mettici un pò di grinta...un pò di...

cacciate fuori le palle! no, luce mia, non dicevo a te!
sapete cosa dovrei fare per immedesimarmi meglio in questo personaggio?
eheh...che ve lo dico a fare...

pippaioli! culi di piombo! ecco cosa...
pensate di essere al sicuro con i vostri membri in mano?
invece no, perchè potrà sempre accadere che vi farete un manico dalla parte del coltello!
non si imprigiona Voltaire! ma De Gaulle sì, cazzo!
a proposito, vorrei dire a tutte quelle femminucce che praticano il massaggio prostatico...
tagliatevi le unghie prima!...no, amore bello, non dicevo a te! tu vai benissimo...

mio nonno mi insegnò a vivere...
mio nonno mi diceva sempre...lascia il mondo un pò migliore di come l'hai trovato...
mio nonno faceva il netturbino.
vabbè...una volta eravamo in treno io e mio nonno...
lui stava sdraiato nello scompartimento con le gambe distese...
si era anche levato le scarpe per appoggiare i piedi sul sedile davanti...
io ero affianco a lui...
ad un certo punto arriva un signore...
e vedendo che non c'erano altri posti liberi chiede a mio nonno indicando il posto...
"permette?"
e mio nonno con serenità, calmo, senza scomporsi..."no!"
al chè il tipo va fuori di testa...gli si ingrossano gli occhi...
ma mio nonno aveva ragione...con quel permette lui gli aveva offerto un'alternativa...

mio nonno me lo diceva sempre:
"se hai le parole non hai ancora tutto, figliolo...
ti serve la voce per parlare...e se hai la voce, non hai ancora tutto, ragazzo...
ti servono delle orecchie che ti ascoltino...e se hai le orecchie, non..."
"ho capito, nonno, ci rinuncio!"
certo che se continuo a pensare ora a mio nonno...ahhh!!!
allora...
una modella fichissima mi insegnò a vivere...
un giorno...stavo in treno...poi lei si mise sopra di me...
con quelle cosce...quelle chiappe...che sembrahahhhhva...unahahhhhhhh...
ohhhshì shì shì...uhhhh...ohhhh...


stop...oh!!! cazzo! basta...e levati quelle cazz' chcazz...sò già...bastaaaah! smetti...

oh...


no...sul computer!!! ecchecazzo!
postato da collettivomensa alle ore 14:26 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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domenica, 11 maggio 2008

kidz ever die

Come vuoi volete io sarò.

Come voi sarete io vorrò che così sia.

E così sia.
 
Pantaloni blu. Di ferro tessuto.
Mutandine colorate con pecorelle.

Magliettina intima, anzi Intimissima, blu, in microfibra.

Come una seconda pelle ma blu.

Sulla tìscèrt c’è poco da decidere, l’importate è che ci sia una scritta bianca, arcuata e ben in vista. Possibilmente a sfondo blu, maniche corte attillo attillo che la gobba non la si deve nascondere per rendere onore al vero.

Dura è ricordarsi di essere nati dritti in un mondo di dritti.. e di essere diventati storti in un mondo di rimasti dritti.

Sangue è blu.
La felpa è.. blu.

Mi hanno assicurato che il blu non va di moda.

Ecco, ora sono uno diverso.

Uno che si distingue dalla massa.. un tipo rock insomma.

 
Esco e fa freddo.

Mi riscaldo bevendo sbirra calda, tanto le ragazze non possono saperlo. Che è calda.

Sono immune ai sorrisi, ai bronci, al tetano, alla prima, terza e sesta malattia. Al tifo anzi no al tifo no.

E alla bruttura.. sì.

Cammino a testa obliqua sapendo dove non arriverò.

Alle passanti piace, oltre che passare, anche vedere un uomo che va a zonzo.

Io ho l’aria da zonzo. Io quasi non respiro.

Il freddo mi ghiaccia il viso, i polmoni e la pelle e le labbra che viola un poco stonano con il mio aspetto tendenzialmente blu.

Cerco di non pensarci altrimenti mi irriterei da morire.

Quasi quasi allora mi ricordo di un brutto giorno quando ero piccolo che non voglio più ricordare. Tre passi, falsi, e me lo dimentico. Menomale.

 

Non ho fame ma entro nella mia trattoria di sfiducia con aria di sfiga.

La stessa trattoria da undicimilacinquecentolire a cena e diecimilalire a pranzo dove mi avvelenarono quattro anni fa.

Brutta storia quella.

Ordino le stesse cose di sempre. Lancio ridicolissime battute alla cameriera che, stanca e mica tanto, non ride.

“che i ravioli non siano meno di tre, mi raccomando”. Non ride.
“per favore ben cotta la pasta eh?”. Non ride.

Poi sorride perché un cliente dietro di lei le ha dato un pizzicotto sul sedere.

Lo sapevo io che l’intellettualità non serve a un cazzo in questi casi.

Decido di reagire:

“basta così? Vuole qualche cosa di altro?” mi domanda lei, orecchie da lombrico;

“no – cerco una battutaccia.. uhm.. puf – no, sa qual è la cos.. anzi no, basta così”.

Sono pure stanco di reagire.

Stanco di dare e vogliosissimo di ricevere.. per favore, per favore datemi.

Lei, però, sorride. Alla pena un sorriso non lo si nega mai.

Giustappunto.

Mangio come un ossesso. Brindo con pessimo vino annacquato al nuovo ragazzo della mia ragazza.

Mi racconto di seguito la mia prima seconda e terza volta. Mi dico anche qualche romanzesca bugia.

Mi credo però.

Ma ad un certo punto esagero con le balle e inizio a dubitare di me.

Grandi storie però c’ha da dire questocquà, devo ammetterlo.. questocquà che sarei me.

Mi ubriaco giusto un po’, pago, ringrazio la camerira di non avermi avvelenato.

Lei mi da un bacio in fronte, occhi da tartaruga.. “alla prossima” mi dice.

Io ho un principio di erezione.

Lei ha cinquanta anni spesi male ma portati ugualmente male.

Gran bella storia quella della sua vita, tento di ricordarla, mi concentro. Sì, bella storia quella, 50 anni dati all’eroina e mai uno perso alla ricerca di un sogno.

Dormire si sa, fa venire voglia di veleno.

Sognare ancora peggio. Meglio non sognare dunque.

Cinquant’anni.. cazzo. Bel culetto però deve avere avuto.

 

Sì. Faccio tre passi e cado ma non tocco terra con le mani, quindi ufficiosamente non sono proprio caduto.

Mi guardo intorno con sospetto sospettando di chiunque sostenga il contrario. Uhm.

La via di casa è bellissima. Tanti monumenti, tanta bella gente del cazzo, locali stracolmi là e là, gonnelline al vento a scoprire calze spesse tre o più centimetri; puzza di vita e puzza di fogna.

La mia strada verso casa è fatta di porfido levigato dal tempo.

Il mio cammino è un tentativo di calpestare la strada senza far uscire il piede dai blocchi della pavimentazione.

Contro ogni mio pronostico vinco.

Intorno a me nessuno sostiene il contrario, quindi la vittoria è valida.

 

Arrivo a casa, salgo le scale di corsa, apro la porta e corro subito in bagno.

Faccio pipì nel bidè del bagno del mio coinquilino che però mi sta moltissimo simpatico e che gli voglio tanto bene.

Vado in cucina, sono solo, i miei amici si staranno divertendo a quest’ora.. falliti.

Accendo la tivvù e mi disinteresso dei programmi, aspetto con ansia la pubblicità ma è tardi e ne fanno troppo poca. Il televideo mi annoja. Mi disinteresso anche di aspettare la pubblicità e rollo una canna.

Mi sdraio sul divano ma prima di farlo nutro il mio compagno coniglietto nano dandogli una gustosa carotina. Gli do un bacio e gli faccio una carezza sotto il pancino. Gli rubo un pochino di carota. Crock. Buona, debbo dire.

Penso che sono pochettino stronzo ma razzolo molto meglio di come predico, quindi mi rassicuro.

Mi sdraio sul divano, mi copro con una copertina di peli di orso. Appiccio lo spinellino e mo lo fumo con una frenesia tipica delle persone frenetiche.

Mi addormento e mi sveglio di botto dopo meno di un secondo.

Vomito, un po’ a terra e un po’ no.

Alzo gli occhi, in tivù c’è la pubblicità, evvai.

Bevo acqua per non morire disidratato.

Allora mi fumo una tossicissima sigaretta e dolcemente.. muoio.

 

Prima di regalarmi alla morte, però, sorrido.

Lo sapevo che quella zoccola della cameriera si sarebbe ricordata della sua vendetta.

Io, suo pusher di sfiducia che più di una moltitudine di volte tentò di avvelenarla.

Io, ora, non sorrido più.

Ora rantolo nel mio vomito che sa di cozze.

Clap clapfsh chaf..

bel culetto però deve avere avuto la camer…

 
 
A tutte le anime del porco.
postato da collettivomensa alle ore 20:25 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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Elogio a me stesso

Utente: collettivomensa
Nome: Roman Cadorna
suono giallo in Sudafrica, stitico in Europa, chicano a San Cesario, anarchico in spiaggia, palestrato in Israele, indegno nelle strade di San Cristóbal, aguzzino di una gang a Neza, busker a Cu, ebreo nella Germania democratica, ombudsman undubudu, femminista nei partiti pedofili, comunista nell'Era Glaciale, ritenuto a Cuba, pianista in Bosnia, pusher nelle Ande, mestruo nella Cnte, autista senza galleria o cartelli, casalinga un sabato sera in qualsiasi quartiere di qualsiasi città di qualsiasi Messico, guerrigliero del mestolo della fine del I secolo, scioperante dell' ATAF, riporto di notte e di riempimento nelle pagine interne, maschilista nel movimento femminista, uomo solo nella metro alle 5 di sera, cerca autista di metro delle 5.15, pensionato annoiato dalle Zòccole, contadino multilato, operaio pre-occupato, mendico senza impiego, udente anticonformista, ridente nel neoliberismo, trattore senza libri né lettori e, certamente, pensatore prima di andare a mensa, zappatore autocelebrantesi. Mimmo è tutte le minoranze che, rifiutate e oppresse, resistendo, esplodendo, dicono "Mo basta!".. Tutte le minorate nel momento di parlare e le maggiorate nel momento di tacere e fottere. Tutti i rifiuti cercano una parola, la loro. parabola che restituisca la maggioranza agli eterni noi. Tutto ciò che dà fastidio al potere e alle buone conoscenze, questo è il collettivo mensa 'Mimmo Topazio'..


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