..bianca è la notte.
Brama la notte sulle simpatiche note di Giovani e Soli.
Giovani soli: rare promesse, tante premesse e poi.. alla fine non si scopa mai..
Sono Giovane e Solo.
Leggo un nojosissimo libro; un docile libro di un autore famoso che parla d’amore.
Lo compro lo leggo lo consiglio e mi dico: questo libro parla proprio d’amore.
Sul retro del libro c’è Calvino che asserisce: questo libro parla d’amore.
Noi intellettuali disimpegnati ci capiamo al volo.
Con una lacrimuccia di addio lo finisco e mi preparo per uscire. Questa notte, bianca.. è la notte.
Decido di lavarmi.
Rinuncio poi però lo faccio lo stesso.
Hhha.. l’alito è molto cattivo.. questo mi rassicura molto; stasera, per una cazzo di sera, non bacerò nessuno.
Esco di casa e per le scale incontro la peruviana dal naso a forma di koala che abita sopra casa mia.
La bacio, massì.. sglap’
Ora puzzo di koala. Rido. Come sono simpatico. Che scherzetti fantasiosi che faccio. Ma che m’invento ma come faccio a pensare queste cose.. sarò mica un cretino?
La strada è deserta.
Il respiro mi si blocca. Hhaaa.. ho caldo ho caldo oddio il caldo cazzo l’afa.. non riesco a resp..hhha concentrarmi sulla solitudine con sto cazzo di cahhldo..
se non penso alla solitudine va a finire che hhaah mi sentirò solhho..
Incontro un mio amico che sono sicuro un giorno diventerà mio amico.
Attacco la mia bocca alla sua bocca con un gesto maniacale.
La mia carne sulla sua pelle.
Occhi negli occhi.
Languide lingue.
Linguine alle cozze.
Io gli entro dentro e gli succhio ossigeno e forza vitale.. e lui la mia lingua che sa di Perù.
Quando finiamo di succhiarci lui cade morto a terra com’era prevedibile.
Chebbella morte, penso.
Siamo morti amici.. giustappena in tempo.
Giro l’angolo.
Un milione di teste sbucano faticosamente dai loro colli grondandi di peli e sudori.
Non conosco nessuno ma mi diverto un sacco.
Cammino a zonzo tra la folla.
Mi stringo mi amalgamo mi gratto mi annojo.
Quasi quasi torno a casa a rileggermi.
Invece no, vado in giro e decido di riscrivermi.
Ma nel pensarlo mi siedo tra la folla e penso ad altro.
Gli americani poveri dell’Ohio bevono birra da sei euro.
I marocchini a-ritmati suonano i bonghi pigiando play nelle autoradio.
I cani hanno lasciato i punkabbestia a casa.
I pusher cantano canzoni d’amore e scordano le loro chitarre.
I cantautori sono tutti in giro a cercare del fumo.
..ah, se non avessi pudore, tra tutta questa gente, mi metterei nudo e vi mostrerei i miei muscoli travestiti da costole..
se non avessi sudore, pensa te..
conquisterei la piazza a braccia alzate, le donne a suon di abbracci.
Devo smetterla di fare l’alternativo.
Di dire cose che poi mi dicono “non è che non ti credo ma è solo che tu dici cose che..”
Di pensarmi sempre un po’ meno stupido di tutti voi.
Di definirvi geni o idioti.
Ecco, dovrei proprio smetterla di definirvi, di pensarvi, giudicarvi.
“chebbel culo è na ravuoglia oh mi fra questo spacca è un genio è un cretino è surreale è pazzo mi sta sul cazzo..”
Dovrei smettermela di iniziare a pensare a me.
Quanto cazzo sono bello quando esco da solo.
Lontano da voi due banalotti del cazzo.
Quando usciamo in tre alla fine uno di noi si rompe sempre i coglioni.
E inizia a pensare.
E poi torna a casa la sera e decide di scrivere di creare capolavori e pensa: che cretini questi due.
E loro pensano: che asociale del cazzo, cheffighi che siamo.
E in tutto questo nel mondo, c’è un uomo solo che pensa al suicidio e poi si suicida davvero.
A lui sì, sarebbe servita una serata in tre.
Sarebbe servito un capolavoro da inventare.
La voglia di uscire per tornare a casa.
Ecco perché esco da solo.
Perché odio i pizzichi sui capezzoli.
Perché sono sempre io nel mio rap trio l’asociale che va a dormire per primo.
La serata è appena iniziata e già si attende la notte.
In piazza c’è un cantante conosciuto che fa musica di merda e si vanta di conoscermi.
Mi sento un personaggio famoso.
Viva la musica di merda!
La gente mi tocca e mi ringrazia.
Le donne accarezzano i miei capelli.
La mia a-femminilità mi fa sentire meglio.. io mi bagno quando mi diseccito.
Altro che voi.. io le controllo le emozioni.
Batto un ciglio e puf! sono umidiccio e pronto ad accogliervi.
Affanculo le femministe..
Dispenso perle e non le lascio uscire dalla bocca.
Dicono che stasera sono simbaticissimo.
Continuo a stare zitto.
No poems plìs.
Potrei andare avanti per ore a farmi strada tra la folla sbracciandomi e gridando “gente a-famosa del cazzo non mi toccare!”. Oppure farmi offrire da bere e poi fingere di vomitare. Potrei continuare a sudarmi la vostra ammirazione “guarda quant’è ammirevole questocquà”. Come potrei raccontarvi questa storia vera per ore e ore e ore.
Smetto senza tornare a casa.
Smetto rimanendo seduto a terra come al cinema.
A guardare questo film sui giovinastri convinti che bianca è la notte.. come al cinema.
Domani, voi due pezzi di merda, domani vi racconto tutto quello che ho visto.
Anche quello che mi sono incautamente dimenticato.
Sù, folla, passami sopra.
Calpestatemi con riguardo. Degnami del tuo sguardo.
Ridete di voi sorridete di me.
Femminelle aggonnellate io vi guardo le mutandine quando voglio.
Odio le Cult e i tacchi a spillo che prima non odiavo.
Mi sotterro nell’asfalto schiacciato dal peso della vostra cultura.
Scendo. sempre più a fondo smetto di reagire.
Mi abbandono alla terra dispensando morsi violenti sotto i vostri lindissimi piedini.
Catrame 100 000 mg.. Marlboro Nere.
È quasi tutto nero. Non vedo quasi più.
È tutto nero.. non respihhhaaaro ppiù..
L’asfalto che mi avvolge.
È tuhtto vero.. non rehsphh.. ùh..
Lo dicevo io che era tutta una invenzione della tivvù e delle locandine che spacciano i giornalai.
La notte è nera e solo nera.
O al massimo bluscuro.
E ora cazzo.. ora ve lo racconto..
mettiamola così. È sabato e tuo padre muore. Tua sorella è con tua madre dal parrucchiere. Sei in ritardo di 7 minuti e ancora cerchi un passaggio. Arrivi alle sette con un quarto d’ora di ritardo. Ti togli la felpa, saluti la cuoca, metti fascia e cappello e a mezze maniche esci fuori per cercare un grembiule ed un torcione. È ottobre e a Potenza ci sono 6 gradi. Il grembiule dello chèf, lo metti alla rovescia per coprire il nome ricamato sopra. Il torcione è troppo lungo. Ne prendi un altro. Anche l’altro è troppo lungo… ti arrangi. Cacci la roba dal frigo: peperoni, zucchine, poche, melanzane, poche, salsiccia fresca, salame, prosciutto… poco. Salsa di pomodoro. Memorizzi cosa c’è che manca… lo dimentichi. Tagliere, coltello bianco, rotella piccola, rotella grande, olive nere, carciofi, capperi, piccante, cucchiaio e forchetta, coltello per le patate… cazzo le patate! Vabbè, dopo. Piatti - pizza. Tiri l’impasto delle pizze dal frigo, dovevi farlo prima se no non crescono. Logico. Vedi ciò che manca. Pomodorini. Ne prendi un pugno… un altro. Li lavi più o meno bene. Tagli. A metà. Metà di metà. Metà di metà di metà. Se dentro c’è il nero butti. Otto meno un quarto. Conti le ore: 4 a mezzanotte più 3 per le tre. Non c’è scampo. Ti deprimi, ma non troppo; non ne hai il tempo. Ci sono i funghi. Dieci funghi potrebbero bastare. Ma sai benissimo che non basteranno… o avanzeranno. Togli la parte nera dal gambo e affetti in finissime parti uguali. Le fettine buone coprono quelle brutte nella ciotola d’acciaio. Cosa manca… zucchine. Facili e divertenti da tagliare, lo fai con piacere. Quasi ti dimentichi che sei depresso. Consegni le rotelle appena tagliate alla cuoca che le friggerà e pensi… anzi no, ti ricordi che sei depresso. Esci per l’ennesima volta a prendere le melanzane. Lo sbalzo di temperatura è di una trentina di gradi. Affettano le melanzane con l’affettatrice e le inforni. Intanto aspetti il prosciutto. Tiri le melanzane senza sapere se sono cotte. Speri bene. Il panettiere porta il pane. Allora… la panella da 2 chili sotto il forno. I panini lunghi affilati nell’apposita vaschetta bianca. Quelli tondi sotto al forno. Otto e dieci. Pizze da portare al banco… una rossa mezza ortolana e mezza margherita. Una bianca mezza pomodorini e grana… e mezza patate. Cazzo le patate! Due retine grandi. Corri a sbucciare le patate in cucina. Torni in pizzeria con due patate uscite male da un film di Tarantino. Mozzarella, pomodorini e… patate. Ti impongono di tagliarle secondo uno standard sottile e uniforme. Non ne azzecchi una. Forse una si. Ti rimproverano. Urlano. La donna dalle dita mozze ti dice che hai paura del coltello. Sorridi di nascosto. Ti dicono che non apprendi, che in tre mesi ancora non hai imparato a tagliare le patate. Le dai ragione. Assolutamente. Comunque sale, olio (il doppio sulle patate), origano e inforni. Ora: pomodoro, mozzarella, melanzane (naturalmente crude), zucchine (troppo fine) e peperoni. Ti rimproverano. Urlano. Ma va bene così. Prepari i vassoi grandi. Non quelli medi. E pensi… cazzo il grana! Corri al frigo e prendi il parmigiano. Poi la grattugia, poi… cazzo le pizze in forno! Corri a girare le pizze. Respiri ma non troppo. Prendi il vassoio d’acciaio e ci grattugi il parmigiano. Scatta il rimprovero. Ti dicono che non va bene, che è troppo fino e che il cliente lo vuole a scaglie. Gratti il benedetto formaggio a scaglie e togli le retine dalle pizze che così si cuociono sotto. Conti. 1, 2, 3, 7, 11… crude. Riconti: 3, 7, 11, 20. cotte. Un po’ troppo forse. Le cacci immediatamente dal forno. Le tagli in otto pezzi per niente uguali, sui pomodorini spargi il grana e decori col basilico… e il banco è andato. Respiri, adesso puoi. Alzi gli occhi… l’orologio parla chiaro, sei ore e mezza alla fine del giorno… sette e trequarti all’inizio della tua notte. Birra…
otto ore dopo sei una lastra di granito con due fari al posto degli occhi…
i conti erano sbagliati, la notte non è ancora arrivata. È un giorno qualunque ed è abbastanza tardi per realizzare che non è l’ultimo. Forse domani. Sei abbastanza sveglio per capire che avanti ai tuoi occhi c’è di nuovo un mattino. La luce. L’aspirapolvere di tua madre che ti sveglia alle 7. La scuola che ti scivola addosso. Un pomeriggio a guardare il soffitto del salone. E l’ennesima sera al The country inn. Nelle orecchie hai sempre la stessa canzone da tre mesi. E rileggendo il tuo Moleskine, che scrivi solo di notte, capisci quanto sei vivo, in realtà. Fuori dalla gioventù che cazzeggia il sabato sera. Finalmente.
Il giorno è terminato all’ora prevista. Con un circo intero che ha divorato tutto ciò che potevi dargli alla fine del suo spettacolo. Per colpa degli acrobati famelici hai finito un’ora dopo il necessario. Ma per i fenomeni da baraccone, questo ed altro. Per ora questo, poi si vede. L’orologio non mente mai, e se lo fa non lo da a vedere. 3.30. ti sembra un orario ragionevole per spogliarti, prendere i tuoi miseri venti euro e passare dal pub a farti regalare la tua ultima birra della serata. Rigorosamente calda. Torni a casa sfruttando i soliti passaggi dei soliti anonimi un poco alcolizzati che ti hanno tenuto compagnia coi loro sguardi nella tua allegrissima solitudine. Non parli, non ne hai bisogno. In fondo ti stimano. Torni a casa e nel silenzio più disinvolto ti fai una camomilla. Per endovena. Una passeggiata al bagno, evitando lo specchio per non cadere in tentazione, e palpando le pareti buie, via in camera. Accendi la televisione. E’ tardi. Neanche i film porno ti hanno aspettato. Prendi il Moleskine e lo incidi di pensieri con scalpelli di grafite. Smetti, come sempre al punto giusto. Quando la matita dice che è il momento. Non rileggi perché non ne hai voglia. Finalmente ti corichi e dal basso, lenta, parte… sempre uguale, in crescendo, poi in diminuendo e poi stabile in rotta con l’instabilità, sempre uguale eppure capace di regalarti incubi sempre diversi… e mal di gambe. Lunga, lunghissima, Atom. Heart. Mother. Chiudi gli occhi già chiusi e pensi… quant’èbbella ggiovinezza, non vogliamo ppiù invecchiaare…
Ma è quasi ridicolo che io rida per questo
Per me stesso che si è appena messo a ridere
Ma vedi di stare tranquillo e tornare di là
Un negro che mi guarda e non mi chiede dove vai?
Io sono così avanti che non ho bisogno di te negro
Godo meglio di me che di qualsiasi altra te
Duro come un bisturi nei miei reni infetti
Dico altresì una parolaccia così ringiovanisco un po'
Mi censuro così mi sento perseguitatamente politico
Mine animate.
Esisteranno peruviane fiche?
Sono un uomo tutto d’un prezzo.
Quando esco di casa non lo faccio mai per andare a fare la spesa.
Non compro non mi vendo, se non in saldo alla prima turista peruviana che non mi degna di uno sguardo.
Appena volti l’angolo puf! io sono lì, nell’angolo opposto a farmi massaggiare le spalle cucire il sopracciglio e non fa male non fa
Fa male e lo sento, l’ago il filo di piombo le mani fredde sulle mie spalle calde il sangue che non pulsa più come una svolta e soprattutto tu, peruviana.. lontana da me.
Vieni, vieni a uccidermi, pugnalami alle spalle. Ma fallo lentamente, nel mio stronzo di angolo gommato.
Una borraccia gialla e l’accappatojo rosso di vergogna a coprire la mia gracilità infantile che in privato chiamo sangue.
Io, vi ammazzo quando voglio.
Ma da quando ho conquistato il volere la mia brama si è appiattita e non voglio ma se voglio io, vi ammazzo lo stesso.
La strada, quello che voglio dirti, la strada non è un ring.
La strada è fatta di angoli e muri e acqua zanzare e noja.
E peruviane che non vorresti incontrare se non in Peruvia, buone solo a scroccarmi ossigeno come se fossi un’amara sigaretta.
E guardare il mondo con gli occhi di un coniglio?
E immaginare un coniglio con il bujo di un cieco nato.
Come deve essere complicato immaginare il bianco il vuoto le interiora di un majale grondante di ex vita.
No tuch no love.
Ma se paghi hai pure il love.
Falso. Regali in amore:
Questa è: banalità da autobus a scrocco
Nessuno vende l’amo_e se non a peso
21 grammi di love plìs
A 2 eurocent al chilometro plìs
Amore in regalo amore in esubero amore cambia gestione cambia sede e riapre autogestito in via de’ Conciatori. Anamore.
Starai ora pensando è semplice tessere trame senza avere una trama da raccontare.
Macchè, starete ora pensando a dove mettere il prossimo piede prima di saltare su un’anima a piè pari..
Il punto è: ho incontrato una peruviana che non mi ha chiesto dove vai? E il mio orgoglio si è ferito e ora perseguito ogni pietra che incontro, pronto a sgozzarla nel suo angolo dietro gli occhi eccitati dei suoi figli che di sicuro saranno anche miei.
Quando morirò mi sarò ricordato come un ragazzo poco problematico e pieno di strane idee sempre uguali.
Conserverò un ottimo ricordo di me.
La strada, quello che non voglio dirvi, la strada è un ring in cui si combatte tre per volta..
E alla fine vince sempre il Perù..
A tutti i porci con un’anima.