collettivomensa "mimmo topatsio"

.pensa prima di andare a mensa
martedì, 24 giugno 2008

una questione privata

..bianca è la notte.

Brama la notte sulle simpatiche note di Giovani e Soli.

Giovani soli: rare  promesse, tante premesse e poi.. alla fine non si scopa mai..

 

Sono Giovane e Solo.

Leggo un nojosissimo libro; un docile libro di un autore famoso che parla d’amore.

Lo compro lo leggo lo consiglio e mi dico: questo libro parla proprio d’amore.

Sul retro del libro c’è Calvino che asserisce: questo libro parla d’amore.

Siamo perfettamente d’accordo.

Noi intellettuali disimpegnati ci capiamo al volo.

Con una lacrimuccia di addio lo finisco e mi preparo per uscire. Questa notte, bianca.. è la notte.

Ringiovanisco.

Decido di lavarmi.

Rinuncio poi però lo faccio lo stesso.

Hhha.. l’alito è molto cattivo.. questo mi rassicura molto; stasera, per una cazzo di sera, non bacerò nessuno.

Esco di casa e per le scale incontro la peruviana dal naso a forma di koala che abita sopra casa mia.

La bacio, massì.. sglap’

Ora puzzo di koala. Rido. Come sono simpatico. Che scherzetti fantasiosi che faccio. Ma che m’invento ma come faccio a pensare queste cose.. sarò mica un cretino?

Esco.
 

La strada è deserta.

Il respiro mi si blocca. Hhaaa.. ho caldo ho caldo oddio il caldo cazzo l’afa.. non riesco a resp..hhha concentrarmi sulla solitudine con sto cazzo di cahhldo..

se non penso alla solitudine va a finire che hhaah mi sentirò solhho..


Incontro un mio amico che sono sicuro un giorno diventerà mio amico.

Attacco la mia bocca alla sua bocca con un gesto maniacale.

La mia carne sulla sua pelle.

Occhi negli occhi.

Languide lingue.

Linguine alle cozze.

Io gli entro dentro e gli succhio ossigeno e forza vitale.. e lui la mia lingua che sa di Perù.

Quando finiamo di succhiarci lui cade morto a terra com’era prevedibile.

Chebbella morte, penso.

Siamo morti amici.. giustappena in tempo.

 

Giro l’angolo.

Un milione di teste sbucano faticosamente dai loro colli grondandi di peli e sudori.

Non conosco nessuno ma mi diverto un sacco.

Cammino a zonzo tra la folla.

Mi stringo mi amalgamo mi gratto mi annojo.

Quasi quasi torno a casa a rileggermi.

Invece no, vado in giro e decido di riscrivermi.

Ma nel pensarlo mi siedo tra la folla e penso ad altro.

Gli americani poveri dell’Ohio bevono birra da sei euro.

I marocchini a-ritmati suonano i bonghi pigiando play nelle autoradio.

I cani hanno lasciato i punkabbestia a casa.

I pusher cantano canzoni d’amore e scordano le loro chitarre.

I cantautori sono tutti in giro a cercare del fumo.

 

..ah, se non avessi pudore, tra tutta questa gente, mi metterei nudo e vi mostrerei i miei muscoli travestiti da costole..

se non avessi sudore, pensa te..

conquisterei la piazza a braccia alzate, le donne a suon di abbracci.

 

Devo smetterla di fare l’alternativo.

Di dire cose che poi mi dicono “non è che non ti credo ma è solo che tu dici cose che..”

Di pensarmi sempre un po’ meno stupido di tutti voi.

Di definirvi geni o idioti.

Ecco, dovrei proprio smetterla di definirvi, di pensarvi, giudicarvi.

“chebbel culo è na ravuoglia oh mi fra questo spacca è un genio è un cretino è surreale è pazzo mi sta sul cazzo..”

Dovrei smettermela di iniziare a pensare a me.

Quanto cazzo sono bello quando esco da solo.

Lontano da voi due banalotti del cazzo.

Quando usciamo in tre alla fine uno di noi si rompe sempre i coglioni.

E inizia a pensare.

E poi torna a casa la sera e decide di scrivere di creare capolavori e pensa: che cretini questi due.

E loro pensano: che asociale del cazzo, cheffighi che siamo.

E in tutto questo nel mondo, c’è un uomo solo che pensa al suicidio e poi si suicida davvero.

A lui sì, sarebbe servita una serata in tre.

Sarebbe servito un capolavoro da inventare.

La voglia di uscire per tornare a casa.

Ecco perché esco da solo.

Perché odio i pizzichi sui capezzoli.

Perché sono sempre io nel mio rap trio l’asociale che va a dormire per primo.

 

La serata è appena iniziata e già si attende la notte.

In piazza c’è un cantante conosciuto che fa musica di merda e si vanta di conoscermi.

Mi sento un personaggio famoso.

Viva la musica di merda!

La gente mi tocca e mi ringrazia.

Le donne accarezzano i miei capelli.

Sono sudatissimo.

La mia a-femminilità mi fa sentire meglio.. io mi bagno quando mi diseccito.

Altro che voi.. io le controllo le emozioni.

Batto un ciglio e puf! sono umidiccio e pronto ad accogliervi.

Affanculo le femministe..

Dispenso perle e non le lascio uscire dalla bocca.

Dicono che stasera sono simbaticissimo.

Continuo a stare zitto.

No poems plìs.

 

Potrei andare avanti per ore a farmi strada tra la folla sbracciandomi e gridando “gente a-famosa del cazzo non mi toccare!”. Oppure farmi offrire da bere e poi fingere di vomitare. Potrei continuare a sudarmi la vostra ammirazione “guarda quant’è ammirevole questocquà”. Come potrei raccontarvi questa storia vera per ore e ore e ore.

 

Smetto senza tornare a casa.

Smetto rimanendo seduto a terra come al cinema.

A guardare questo film sui giovinastri convinti che bianca è la notte.. come al cinema.

Domani, voi due pezzi di merda, domani vi racconto tutto quello che ho visto.

Anche quello che mi sono incautamente dimenticato.

Sù, folla, passami sopra.

Calpestatemi con riguardo. Degnami del tuo sguardo.

Ridete di voi sorridete di me.

Femminelle aggonnellate io vi guardo le mutandine quando voglio.

Odio le Cult e i tacchi a spillo che prima non odiavo.

Mi sotterro nell’asfalto schiacciato dal peso della vostra cultura.

Scendo. sempre più a fondo smetto di reagire.

Di divincolarmi.

Mi abbandono alla terra dispensando morsi violenti sotto i vostri lindissimi piedini.

Respiro asfalto.

Catrame 100 000 mg.. Marlboro Nere.

È quasi tutto nero. Non vedo quasi più.

È tutto nero.. non respihhhaaaro ppiù..

L’asfalto che mi avvolge.

È tuhtto vero.. non rehsphh.. ùh..

 

Lo dicevo io che era tutta una invenzione della tivvù e delle locandine che spacciano i giornalai.

La notte è nera e solo nera.

O al massimo bluscuro.

E ora cazzo.. ora ve lo racconto..

Ascoltatemi.
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martedì, 24 giugno 2008

sebastian tellier

eh mi chiedo chi sia quest'uomo con la pancia
che magari potessi essere io
in tv
mica con quella pancia

mica con quell'amica

e cammeriera! senti cammeriera ci spiace, se ci stai leggendo

mi sta tormentando
chi cazzo è sebastian tellier!?


saviano è nu pagliaccio

irrealmente reale come tutti i sogni sanno fare
veramente impersonale come solo le persone
io sono il buffone, se mi chiedi di parlare in inglese
io ti dico di asettare che chiamo un senegalese

queste selezioni di veline
le donne invecchiano peggio di tutti
peggio di me che
mi crescono i capelli

peggio di te alle riunioni degli anarchici

peggio

e poi passano gli esami
e io passo come sai
con un bel ventisei
berrò vedrai
ebbravo
ora fai
l'impiegato
e gioca alla snai
inside
insani
gli occhi
paralizzati
del coniglio infetto

e chiamerò sindacati
e bandiere
per chiedere
eutanasia
eutanasia per il coniglio

e come chiedere eutanasia per un proprio figlio?
carofiglio insegnami sto cazzo
e mio fratello
che fa tanti anni
troppo pochi
per essere

io non farò l'impiegato
non sono istituzionalizzato

illoveittallibicosittallyitzebiutifulcauntriinabiu- tifulworld
yesyuarlickapinguinandthedayaftertomorrowwewillhav- eiceageandyouwillbetheonlygirlalive

save me
save the only thing that you can save
now in the day
ora nel giorno
in the day before tomorrow
beacause tomorrow
not tomorrow

carpe diem
scarpagnavo giù fino alla bisacconi




































un minuto di realtà più di qualsiasi era glaciale
non so come dirtelo
non so come fartelo volere
mi dispiace
non posso supplicarti
se sapessi farlo
posso solo farti volere quello che voglio io
ma stavolta
no forse stavolta




e non partirò rimanderò furgoni
siviglie e portogalli
marocchi e yugoslavie
slave e lascive
dive e fattive
per te
io lascierò
perchè ci sono mille modi per farsi desiderare
e mille modi stronzi per farsi desiderare
"io da regola personale, non verrò mai da te a dirti che tiamo solo per lasciarti marcire"
e
ancora
mente fallimentare
fallimentarmente

e la volpe disse
ti aspetterò
ti aspetterò fino a quando non me ne andrò
e poi il treno partiva
e i bruchi rimanevano bruchi se non potevano
e le farfelle non crescevano
ogni giorno
ogni giorno poi


se sei giù e tu

io non finisco le frasi
e non finisco niente

e se i punti
i punti servissero a prendersi una pausa
io non li userei più
e se i punti interrogativi servissero ad avere delle risposte
allora perchè
senza rogare
senza ascoltare
e se le stelle rideranno
e tu ti affaccerai
riderai

e ogni volta
ogni volta ora dovrei
vorrei
potri

sascià biasò?
no, non sono erasmus

italiano?

no no indiano
sono?
faccio

ti
ma no
no
non ti
ossì ossì
e dammi un'altra notte
un altro sogno
e poi riprenditeli tutti

e smettila di ringraziarmi

che se fossi vera bice
vera per un secondo
mi faresti vedere questo torace
questa lametta che hai ingoiato
che quando parli dovrebbe tagliare

ma a chi fai paura
se non a te-punto interrogativo-

io lascio stare
questo numerio negidio
che non vuole stare apud iudicem
vuole solo tacere
ed essere schiavo
vuole lavorare
per riscattare
tutto quello
ogni secondo di sofferenza
riscatterà
a sorrisi
ad abbracci

e chiamami na volta cazzo
e chiavami na volta cazzo

mi sarei svegliato ridendo se non ci fossi io

non ho capito un cazzo
no, io della vita




ancora no,
ma domani,
domani forse,
e poi dopodomani

ice age
pinguin that...lissenme that...
sure that these no no these will die
yeyeyes die
u pinguin
duiunnousupermanelexluthorbatmanandpinguin
eppoi


antò
e dilla na parola
andiamo?
andiamo

piglia internet?
c'è brunella su emmesse(n)?

vabbuò
oh

piero pulù
e domani
cosa
cos'è che

ma dove dormo
ma perchè
io


amiciamicicci
ci scambiamo le figurine?
e scambiamoci i panini
e vattene a
prosciutto

che?
fanculo
si può?
la casba dos liberta? dos!

vuoi la gue
e facciamo la guerra invece dell
che mi risparmierò un fiore
chi è che non vuole non volerlo-punto interrogativo-
vabbene
occhei
e continuiamo
se anche tu vuoi le stronzate
se anche tu non ti contenti delle cose serie
e dei limoni dei lampioni
delle mani
e dei sandali che i s.pietrini...
s.pietro ma perchè ce l'hai con i sandali?
s.pietro ma pensa ai tacchi a spillo, quelli so...

non piangere per
senti che mille cose si potrebbero dire sul tempo
ma mai che io bloccherò il tempo
e se potessi regalarti il tempo con i tagliandi delle parole
con i buoni pasto
tempo all'ingrosso
c'è l'outlet del tempo?
no, qualsiasi tempo, bello brutto triste e felice...
ti compro 20 minuti...
anzi 25 minuti
non lo so a quanto va...
quanto vanno 25 minuti?
no, no,non c'è ragione che chiamate la sicurez
giuro, non mi serve più, ma figuratevi se...
facciamo 30 e non se ne parla più?

se sei iniovane pure
tu
se nessuno è tutankammon
almenochesiaioiovaneconte

con te
o forse con me
con me no

armassì
armattì

ALLA GUERRA

ammattì


sant'elena
oh se è lontana, signor imperatore
oh se è
questa è l'isola d'elba
e poi?
e poi il 3 luglio
e poi il 15 luglio
e poi c'è agosto
e poi a settembre? a settembre privato

e quando te lo leverai st'anello?
st'anello di "spine"?
mmhai
e allora?
e allora che
non ce lo posso avere un

culo
ecco
che magari è solo


ste cazzo di veline
ezio greggio devi schiattà tu le veline e le strisce di veline che ti fai con chi si fa le ve

dueettrentaqua

ciao am
mia.


mica?
no nel senso, ma mica?
ma vedi un pò tu a ettore
ma vedi un pò tu a

io non riesco a parlare







ogni ragazzo ha le sue pene d'amore,
e ogni ragazza ha il suo...

per favore, per favore, un attimo, c'è un giurista in sala? ...è un emergenza!





antonio riesce a russare sul divano
e fabio a dormire
e stafano a non studiare
e io a scrivere


apud iudicem praticamente [e se non lo passo dico che l'ho rifiutato] il debitore avrebbe potuto [però se lo passo minchia mi imbriaco] insomma rispondere cioè non rispondere e [a chi lo dico per primo? magari chiamo a balda come prima cosa e faccio una telefonata del cazzo come se non fosse successo niente] praticamente si sarebbe nel senso veniva dichiarato indefensio [ma se mi iscrivessi a lettere? madò ma potrei starmene qua a siena bellissimo sto giardino col limone e il canarino] nel caso in cui, cioè apud iudicem praticamente [e se mi prendessi un anno? e scrivo un romanzo, cazzo un romanzone, vasco brondi quanti anni c'ha?] quindi se non rispondeva veniva dichiarato indef [ma perchè non mi fa mai na cazzo di telefonata!?] e quindi poi se, cioè apud iudicem c'era il convenuto che veniva trattato come uno iudicatus nel senso che [telefono per primo a mio padre? madò se prendo trenta e lode, minchia glielo metto nel culo al mondo intero, però magari con lei, come glielo dico a lei. madò poi m'imbriaco, sono stanco però...] siccome adiudicatus poi poteva apud iudicem quando non aveva [ma fammi vedere la posta non sia mai qualcuno m'abbia... però se mi scazzano, minchia...ignominia per secoli...] difeso veniva rasferito, perchè allora [dovrei, magari le mando un messaggio...] apud iudicem praticamente il debitore[magari dopo scrivo un post in cui metto delle interpolaz...] apud iudicem praticamente...


colpaddio se va male
graziamme se va bene


i senza fatìche
i senza natiche
situazionautico exircitor
un metallaro ferito nell'onore

e poi volevo.
grazie mondo intero.
ora posso prendermi il mio sonno, il mio spazio, quello che mi tocca, quello che non mi sp
lo lascio a


ed ora tornare
anzi iniziare
serietà


isitut



sì agg passat n'esame...

"ebbravo"


grassie.



"hai visto brunella s'è sposata con te?"



ho visto



"ebbravo"



eggrazie



"sei felice?"



sono mbriac



"ebbravo"



grassie



"cià addvertt"



anche tu



"io invece..."



daje che ce la... ho conosciuto uno di torino...
con un cappello da prestigiatore...
e una strada d'artista
e una pattumiera di disperazioni
che io chiamavo sogni...
e gli volevo offrire da bere...
ma lui, "no dinero"
e io "ma non eri di torino?"
"eheh"
"la città di gianni minà, oh se fossi come gianni minà, cazzo cazziusclei conoscevo"
"eheh"
"ti faccio ridere, sono un giuripagliaccio...in fragranza di reato...ahahah?....no eh..."
"eh"
"aspè senti questa...io le persone le guardo dentro...sì...neanche gli facessi na rettoscopia...ci trovo così tanta mer..."
"..."
"mm allora vai?  mi spiace.."



"vabbuò cià sà..."



cià eh.














buonanotte a tutti i porci accontentatisi delle ghiande pulite
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venerdì, 20 giugno 2008

the country inn


E’ l’ultimo giorno, un giorno qualunque,

mettiamola così. È sabato e tuo padre muore. Tua sorella è con tua madre dal parrucchiere. Sei in ritardo di 7 minuti e ancora cerchi un passaggio. Arrivi alle sette con un quarto d’ora di ritardo. Ti togli la felpa, saluti la cuoca, metti fascia e cappello e a mezze maniche esci fuori per cercare un grembiule ed un torcione. È ottobre e a Potenza ci sono 6 gradi. Il grembiule dello chèf, lo metti alla rovescia per coprire il nome ricamato sopra. Il torcione è troppo lungo. Ne prendi un altro. Anche l’altro è troppo lungo… ti arrangi. Cacci la roba dal frigo: peperoni, zucchine, poche, melanzane, poche, salsiccia fresca, salame, prosciutto… poco. Salsa di pomodoro. Memorizzi cosa c’è che manca… lo dimentichi. Tagliere, coltello bianco, rotella piccola, rotella grande, olive nere, carciofi, capperi, piccante, cucchiaio e forchetta, coltello per le patate… cazzo le patate! Vabbè, dopo. Piatti - pizza. Tiri l’impasto delle pizze dal frigo, dovevi farlo prima se no non crescono. Logico. Vedi ciò che manca. Pomodorini. Ne prendi un pugno… un altro. Li lavi più o meno bene. Tagli. A metà. Metà di metà. Metà di metà di metà. Se dentro c’è il nero butti. Otto meno un quarto. Conti le ore: 4 a mezzanotte più 3 per le tre. Non c’è scampo. Ti deprimi, ma non troppo; non ne hai il tempo. Ci sono i funghi. Dieci funghi potrebbero bastare. Ma sai benissimo che non basteranno… o avanzeranno. Togli la parte nera dal gambo e affetti in finissime parti uguali. Le fettine buone coprono quelle brutte nella ciotola d’acciaio. Cosa manca… zucchine. Facili e divertenti da tagliare, lo fai con piacere. Quasi ti dimentichi che sei depresso. Consegni le rotelle appena tagliate alla cuoca che le friggerà e pensi… anzi no, ti ricordi che sei depresso. Esci per l’ennesima volta a prendere le melanzane. Lo sbalzo di temperatura è di una trentina di gradi. Affettano le melanzane con l’affettatrice e le inforni. Intanto aspetti il prosciutto. Tiri le melanzane senza sapere se sono cotte. Speri bene. Il panettiere porta il pane. Allora… la panella da 2 chili sotto il forno. I panini lunghi affilati nell’apposita vaschetta bianca. Quelli tondi sotto al forno. Otto e dieci. Pizze da portare al banco… una rossa mezza ortolana e mezza margherita. Una bianca mezza pomodorini e grana… e mezza patate. Cazzo le patate! Due retine grandi. Corri a sbucciare le patate in cucina. Torni in pizzeria con due patate uscite male da un film di Tarantino. Mozzarella, pomodorini e… patate. Ti impongono di tagliarle secondo uno standard sottile e uniforme. Non ne azzecchi una. Forse una si. Ti rimproverano. Urlano. La donna dalle dita mozze ti dice che hai paura del coltello. Sorridi di nascosto. Ti dicono che non apprendi, che in tre mesi ancora non hai imparato a tagliare le patate. Le dai ragione. Assolutamente. Comunque sale, olio (il doppio sulle patate), origano e inforni. Ora: pomodoro, mozzarella, melanzane (naturalmente crude), zucchine (troppo fine) e peperoni. Ti rimproverano. Urlano. Ma va bene così. Prepari i vassoi grandi. Non quelli medi. E pensi… cazzo il grana! Corri al frigo e prendi il parmigiano. Poi la grattugia, poi… cazzo le pizze in forno! Corri a girare le pizze. Respiri ma non troppo. Prendi il vassoio d’acciaio e ci grattugi il parmigiano. Scatta il rimprovero. Ti dicono che non va bene, che è troppo fino e che il cliente lo vuole a scaglie. Gratti il benedetto formaggio a scaglie e togli le retine dalle pizze che così si cuociono sotto. Conti. 1, 2, 3, 7, 11… crude. Riconti: 3, 7, 11, 20. cotte. Un po’ troppo forse. Le cacci immediatamente dal forno. Le tagli in otto pezzi per niente uguali, sui pomodorini spargi il grana e decori col basilico… e il banco è andato. Respiri, adesso puoi. Alzi gli occhi… l’orologio parla chiaro, sei ore e mezza alla fine del giorno… sette e trequarti all’inizio della tua notte. Birra…

 

            otto ore dopo sei una lastra di granito con due fari al posto degli occhi…

i conti erano sbagliati, la notte non è ancora arrivata. È un giorno qualunque ed è abbastanza tardi per realizzare che non è l’ultimo. Forse domani. Sei abbastanza sveglio per capire che avanti ai tuoi occhi c’è di nuovo un mattino. La luce. L’aspirapolvere di tua madre che ti sveglia alle 7. La scuola che ti scivola addosso. Un pomeriggio a guardare il soffitto del salone. E l’ennesima sera al The country inn. Nelle orecchie hai sempre la stessa canzone da tre mesi. E rileggendo il tuo Moleskine, che scrivi solo di notte, capisci quanto sei vivo, in realtà. Fuori dalla gioventù che cazzeggia il sabato sera. Finalmente.

Il giorno è terminato all’ora prevista. Con un circo intero che ha divorato tutto ciò che potevi dargli alla fine del suo spettacolo. Per colpa degli acrobati famelici hai finito un’ora dopo il necessario. Ma per i fenomeni da baraccone, questo ed altro. Per ora questo, poi si vede. L’orologio non mente mai, e se lo fa non lo da a vedere. 3.30. ti sembra un orario ragionevole per spogliarti, prendere i tuoi miseri venti euro e passare dal pub a farti regalare la tua ultima birra della serata. Rigorosamente calda. Torni a casa sfruttando i soliti passaggi dei soliti anonimi un poco alcolizzati che ti hanno tenuto compagnia coi loro sguardi nella tua allegrissima solitudine. Non parli, non ne hai bisogno. In fondo ti stimano. Torni a casa e nel silenzio più disinvolto ti fai una camomilla. Per endovena. Una passeggiata al bagno, evitando lo specchio per non cadere in tentazione, e palpando le pareti buie, via in camera. Accendi la televisione. E’ tardi. Neanche i film porno ti hanno aspettato. Prendi il Moleskine e lo incidi di pensieri con scalpelli di grafite. Smetti, come sempre al punto giusto. Quando la matita dice che è il momento. Non rileggi perché non ne hai voglia. Finalmente ti corichi e dal basso, lenta, parte… sempre uguale, in crescendo, poi in diminuendo e poi stabile in rotta con l’instabilità, sempre uguale eppure capace di regalarti incubi sempre diversi… e mal di gambe. Lunga, lunghissima, Atom. Heart. Mother. Chiudi gli occhi già chiusi e pensi… quant’èbbella ggiovinezza, non vogliamo ppiù invecchiaare…

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giovedì, 19 giugno 2008

Rivestiti (dove passa il treno reprise)

È così ridicolo che quasi quasi

Ma è quasi ridicolo che io rida per questo

Per me stesso che si è appena messo a ridere

Di me, in silenzio sul divano a guardare
Me stesso nudo che
A volte il mio penè diventa verde
E mi guarda e lui no
Lui non ride

Ma vedi di stare tranquillo e tornare di là

A immaginare come sarebbe
Se fossi l’ultimo arrivato
Verginello come te
Che vorresti essere me
In fermata a castrovillari

Un negro che mi guarda e non mi chiede dove vai?

Ma mi guarda e io lo so
Ma faccio finta di non
Mi eccito ma no

Io sono così avanti che non ho bisogno di te negro

Io sono un autarchico
Io autarchico in divisa automatica
E non credere che non sappia fare da solo
Te lo dimostro
Me lo dimostro

Godo meglio di me che di qualsiasi altra te

Pensando a me?
No, pensando a me
Da solo con te
E non pensare che sia difficile
E i compagni la lotta la casa la chiesa
Dura, intonaco e sedie a rotelle

Duro come un bisturi nei miei reni infetti

Ho tre mesi di vita
Tre mesi sopra il cielo
E che goduria dire che io e te
Proprio io e te
Te
Te che sarei me..
Io e me tre metri sopra il cielo sì
E il treno si ferma e pure il cielo
E il cielo si ferma e il treno passa
E ti porta via e chissene fre
E mi porta via e io dico
E tu dici
Ma no
Restiamo in
E guardiamoci come
Ma quante storie scendo
E tu nuda è una idea reazionaria
Io collettivo
Io riformista
Io vesto sempre ugua
Sempre gucci
Sempre armani
Tua madre lavora per
?
Mia madre è morta..
E oggi compie due secoli
Come siamo lunghi
Noi esseri piccolini..

Dico altresì una parolaccia così ringiovanisco un po'

Mi censuro così mi sento perseguitatamente politico

Nudo è me stesso
E' te che non sai che dirmi
Non ti immagino nuda no
Ti immagino no, ora nuda  sì
Quasi quasi scendo
Non è più tempo
Rivestiti
E salta giù
Zitta
Berrò meno
Berrò meglio
Loggiùro.
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giovedì, 19 giugno 2008

Anime minate

Mine animate.

Esisteranno peruviane fiche?

 

Sono un uomo tutto d’un prezzo.

Quando esco di casa non lo faccio mai per andare a fare la spesa.

Non compro non mi vendo, se non in saldo alla prima turista peruviana che non mi degna di uno sguardo.

Appena volti l’angolo puf! io sono lì, nell’angolo opposto a farmi massaggiare le spalle cucire il sopracciglio e non fa male non fa

Fa male e lo sento, l’ago il filo di piombo le mani fredde sulle mie spalle calde il sangue che non pulsa più come una svolta e soprattutto tu, peruviana.. lontana da me.

Vieni, vieni a uccidermi, pugnalami alle spalle. Ma fallo lentamente, nel mio stronzo di angolo gommato.

Una borraccia gialla e l’accappatojo rosso di vergogna a coprire la mia gracilità infantile che in privato chiamo sangue.

Io, vi ammazzo quando voglio.

Ma da quando ho conquistato il volere la mia brama si è appiattita e non voglio ma se voglio io, vi ammazzo lo stesso.

 

La strada, quello che voglio dirti, la strada non è un ring.

La strada è fatta di angoli e muri e acqua zanzare e noja.

E peruviane che non vorresti incontrare se non in Peruvia, buone solo a scroccarmi ossigeno come se fossi un’amara sigaretta.

 

E guardare il mondo con gli occhi di un coniglio?

E immaginare un coniglio con il bujo di un cieco nato.

Come deve essere complicato immaginare il bianco il vuoto le interiora di un majale grondante di ex vita.

No tuch no love.

Ma se paghi hai pure il love.

Falso. Regali in amore:

 

Questa è: banalità da autobus a scrocco

Nessuno vende l’amo_e se non a peso

21 grammi di love plìs

A 2 eurocent al chilometro plìs

Amore in regalo amore in esubero amore cambia gestione cambia sede e riapre autogestito in via de’ Conciatori. Anamore.

Starai ora pensando è semplice tessere trame senza avere una trama da raccontare.

Macchè, starete ora pensando a dove mettere il prossimo piede prima di saltare su un’anima a piè pari..

Bum!
Anime minate.
 

Il punto è: ho incontrato una peruviana che non mi ha chiesto dove vai? E il mio orgoglio si è ferito e ora perseguito ogni pietra che incontro, pronto a sgozzarla nel suo angolo dietro gli occhi eccitati dei suoi figli che di sicuro saranno anche miei.

Quando morirò mi sarò ricordato come un ragazzo poco problematico e pieno di strane idee sempre uguali.

Conserverò un ottimo ricordo di me.

 

La strada, quello che non voglio dirvi, la strada è un ring in cui si combatte tre per volta..

E alla fine vince sempre il Perù..

 
 


A tutti i porci con un’anima.

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domenica, 15 giugno 2008

dove passa il treno

tu vedrahi..che tu non vieni qui da..
che siam fatti di piccole vene, piccoli alveoli a carne, a complessi criptoscopici di sangue
e plasmine e plasmiamo, e fumiamo e ci inzuppiamo
e le vene spingono melma al di là della loro perfezione..
e tu non vieni qui da me..
e le cornee, e le corna, e i muratori..
e le coca cole, i cortometraggi da bambino..
e diecimilacinquecento interventi in italica
e trapianti, e sangue.
e morti
e figli che nascono, poi si impiastrano
su un palo
calcio storico moderno
di melma
e muscoli, nervi, e pulsazioni
e vino, alcol
poi tu non vieni qui da me
con le macchinette, col grattati se vinci
per un palo
che ti impasta, che ti impiastra
e giochiamo fuori
e tifiamo ritorta sul letto
e perugia che si allontana qui da me
e leccami
milano
e se ti chiamo
e poi ti amo
e poi mi chiedo
se fossi nero, se fossi vero
se non fossi così
per incontrarti alla fetrinelli
e chiederti "non girarti, non girarti"
non dovevo più essere me
dovevo essere niente
e lasciarmi
a chi a chi parlerò
se non a me
di te
e poi mi abbioccherò
e mi sveglierò
e poi un altro giorno
a parlare più forte perchè tu non mi possa
se mi guardassi
se mi prendessi
se ti prendessi
could u be love
indossare assemblee di uomini liberi
e sfilarti le mutande e lasciarti per una volta nuda davanti ai miei
guardare
che poi si finisce col parlare
e restano nell'aria i cattivi odori delle parole
allora non diciamo niente
e corriamo
voglio anch'io abbronzarmi di peroni
e aspettarti davanti casa
ma se abitassi in un posto che non significasse "dopo"
e ancora oltre
e poi scrivere per me, per te, con chi?
con che cosa lasciarmi stare
se non
ancora
e macchinare
e comprarmi le parole
e non farle più usare a nessuno
ti regalerò una parola
e sarà tua solo tua
e multeranno chiunque la usi
i difensori dell'ordine lingui...
una parola e poi
io
ancora
tu ancora
e altri giorni
e poi magari ci telefoniamo
non
vorrei mai
ricominciare
ma magari
vedrai che il treno passa
passa e non ti lascia
e io posso aspettare qualcos'altro
posso aspettare altri treni
che poi magari
vedrhai
che dove passa
dove passa
il treno
non lascia che
ma non importa
perchè più che il
morire
voglio
più che altro
esprimere con le parole
il mondo che non ho nel cuore
non è più
è già finita la guerra
un attimo prima che io potessi
vincere non ha senso senza essere pugnalati almeno una volta
almeno l'ultima volta
alleviare il dolore
è l'unica
ma anche
poi
non si può
ora no
non più
se non vieni
io aspetterò
però
potrò
aspettarmi
sarò
i capelli più lunghi che tu non hai desiderato
gli esami che non ho
mai passato
magari suono la chitarra
magari mi disimpegno a
ma poi
non faccio il me ne fotto
io vado
sì ora

postato da collettivomensa alle ore 02:28 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria:


Elogio a me stesso

Utente: collettivomensa
Nome: Roman Cadorna
suono giallo in Sudafrica, stitico in Europa, chicano a San Cesario, anarchico in spiaggia, palestrato in Israele, indegno nelle strade di San Cristóbal, aguzzino di una gang a Neza, busker a Cu, ebreo nella Germania democratica, ombudsman undubudu, femminista nei partiti pedofili, comunista nell'Era Glaciale, ritenuto a Cuba, pianista in Bosnia, pusher nelle Ande, mestruo nella Cnte, autista senza galleria o cartelli, casalinga un sabato sera in qualsiasi quartiere di qualsiasi città di qualsiasi Messico, guerrigliero del mestolo della fine del I secolo, scioperante dell' ATAF, riporto di notte e di riempimento nelle pagine interne, maschilista nel movimento femminista, uomo solo nella metro alle 5 di sera, cerca autista di metro delle 5.15, pensionato annoiato dalle Zòccole, contadino multilato, operaio pre-occupato, mendico senza impiego, udente anticonformista, ridente nel neoliberismo, trattore senza libri né lettori e, certamente, pensatore prima di andare a mensa, zappatore autocelebrantesi. Mimmo è tutte le minoranze che, rifiutate e oppresse, resistendo, esplodendo, dicono "Mo basta!".. Tutte le minorate nel momento di parlare e le maggiorate nel momento di tacere e fottere. Tutti i rifiuti cercano una parola, la loro. parabola che restituisca la maggioranza agli eterni noi. Tutto ciò che dà fastidio al potere e alle buone conoscenze, questo è il collettivo mensa 'Mimmo Topazio'..


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