collettivomensa "mimmo topatsio"

.pensa prima di andare a mensa
venerdì, 27 febbraio 2009

freak in paradais

prego, tocca a lei

come non è il caso, fino a poco fa lo era e nessuno proferiva parola

mi avete ingannato trascinandomi fin quassù?

Macchè, io ci vengo volentierissimo altro che mugugni.

E se mi fate incazzare mi butto di sotto.


Coglioni!
postato da collettivomensa alle ore 16:32 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 26 febbraio 2009

Crisi d'incoscienza

l’acquasanta disseta la testa e i suoi pori.

Signore lava piedi sporchi a servi suoi.

voglio di più ancora di più, grida - il discepolo istituzionale - pure la testa la testa lava la testa!

 

l’acquasanta, covo di zanzare, ristagna nella sua natura divina e bagna me, che di vino un poco puzzo pure. ribollimi nell’ardore, sono nudo davanti a Te. composto, educato, pantaloncini rossi e calzette rosse e maglietta blu.. capelli spettinati e lunghi e sporchi d’olio e solitudine. sono solo e lo sono solo per Te.

prego.

nessun grazie giustifica il mio gesto.

prego e basta. poco. occhi al cielo. mi distraggo guardando arte. il genio e la sua copia impressa in olio su tavola o tela.

sono estasiato e canto.
scopro che la messa è già iniziata

ad annunciarmelo è un canto fiacco, timoroso, banalmente stonato.

è il mio canto di stagione.

parto in ritardo ma recupero l’arretrato. segno di croce. velocissimo ripasso i miei peccati. dove non ricordo invento. invento e non lo dico. forse è peccato pure quello. mi redimo un po’ poi però non c’è più tempo, siamo oltre. ora la liturgia omaggia la Parola. prima salmo terza.. no.

no. mi sono già perso..
perso.. perché lei è: ..lì.
la noto, è lei, ed è sicuramente lì.

maglia grigia, seduta dodicimila banchi avanti a me. che non siedo a un banco, ma in una nicchia sul fondo della chiesa.

accanto a lei c’è una ragazza peruviana. dall’altro lato il corridojo centrale.

accanto a me c’è un pubblico di diseredati molto scenici. due zingare e una troja in minigonna alla mia destra. un ragazzo in fuga dalle zingare alla mia sinistra. un ex metalmeccanico inginocchiato a san michele che implora un dopo-lavoro e accende ceri da 500 lire.

prega. scaccialudemonio sant’Michè!
 

il sacerdote predica la sua sapienza. la predica piuttosto bene debbo dire.

maledico a me che non siedo mai ai banchi.

maledico a lei che ha tradito la nostra nicchia d’amore. la scena. e i diseredati tutti.

mi convinco ad ascoltare la Parola dunque. non ho di meglio da fare. la distanza mi addolora molto. e mi irrita ancora di più.

cheffaccio mi disinnamoro? sì, a questo punto..

poi assolutamente no.
luce.

lei entra dalla porta alla mia destra. e con lei entra anche una caterba di luce.

innocente e in ritardo. sguardo socchiuso alla fede, fugge discreta e siede dritta accanto a me.

Signore, Signore, perdonala. è colpa mia. giustifica il suo ritardo. chiudi gli occhi. oppure guarda me. ti ho mentito sui peccati che ho commesso. li ho inventati per apparire più sporco agli occhi tuoi. perché Tu possa lavarmi piedi e capo. la testa la testa lava la testa.. e mentre mi punisci e mi perdoni girati dall’altro lato. affinché lei possa entrare senza essere vista. pulita dal suo ritardo. perfetta come una donna perfetta.

ma allora chi cazzo avevo visto prima, dodicimila banchi avanti a me? una ragazza sotto mentite spoglie che ha cercato di camuffarsi da amo_e?.. no, non mi fotti. stronzetta, tu non eri lei.

lei è qui.
lei, siede dritta accanto a me.

scusa, tesoro, se ho dubitato. di te e della tua dietrologia da fondo-chiesa. tu di spalle. tu bella. tu dolce. tu pulita in mezzo a noi. tu, impunita agli occhi Suoi. bella.

grazie che non hai posato il tuo sguardo sul mio viso stanco.

grazie di aver covato in me la speranza e di averla disillusa poi illusa e poi di nuovo cazzo disillusa.

l’amo_e mi rende a-geniale.

la messa sarà finita e io non lo saprò mai.

capelli corti e per niente armonici che mi ricordano me da piccolino. magra di perfezione e seni.

la messa sarà finita ma a me, non mi interessa più. posseggo sotto i miei occhi le tue vergogne decorose nascoste da bianche mutandine nascoste a loro volta da un’altrettanto bianca gonna. gonna e lunga.

i tuoi piedi anch’essi sono lunghi e un po’ indecenti. le tue scarpe orribili fanno pendant con la tua minuscola borsetta leo-zebrata. orribile pure lei ma non importa.

il tuo culo mi tiene in vita. signore abbi pietà di me. prega Tu per me anche se io non ti prego più.

la messa non è finita e ne avrà ancora per un po’. tutto il tempo che..

 

..la messa è finita e io con lei. bramo la mia pace, mentre mi preparo alla guerra.

nessun tuo sguardo ad abbracciare il mio coraggio..

ho stretto la mano a due zingare per compiacerti, tesoro. ho resistito ai loro scherni e al loro alito. poi ho messo le mani in tasca a controllare la proprietà.. spicci e telefono. alla paura di perdere il possesso no, non ho resistito.

lei non mi degna di uno sguardo, non acciuffa la mia pena latente.

lei è tutta una richiesta un silenzio. un perdono a volte una lacrima.

vuoi posare per me? nuda.. per me.

ti scollerei di dosso la calura del cotone.

ricameremo insieme tracce d’olio sulla pelle.

coloreremo idee.
dipingeremo nullità.
io non so dipingere ma non importa.

quando te ne sarai accorta saremo già una cosa sola.

oppure tu sarai morta e io ballerino nel tuo oceano di sangue leo-zepardato

..ma solo se la prendi male.
 

ti ho attesa invano. seguita invano. perseguitata dal marciapiedi opposto.

ho aspettato con successo autobus urbani. boicottato i depistaggi. linea 32, via Quintino Sella. ho multato la mia mancanza di biglietto. ridicolizzato la mia camminata da giovane innamorato.

innamorato di cosa poi..? di te, mi suggerisce l’incoscienza.

 

resiste solo l’incoscienza. solo lei a renderti gloria.

ho deciso di non ucciderti. di essere un maniaco sui generis. magari un giorno ti renderai conto di me. che in effetti a parte la domenica non ti ho mai cacata più di tanto.

 

la mia incoscienza in crisi ti ha lasciata pure lei.. però.

in effetti il tuo ricordo non mi dilania più di tanto. non come la rabbia verso chi mi deve dei soldi. o peggio verso quelli a cui li devo.. o verso di me che non riesco a dipingerti.

e ora tesoro.. scusa, ho cose meno serie a cui pensare.

no, non voltarti.

no, non deluderti. non sono più la tua docile ombra.

la mia strada stavolta va davvero verso la tua. non ti inseguo più.

non assaporo il tuo respiro che tieni geloso per te.

il tuo assassino se n’è andato.

ti ha lasciata per un’amante che non c’è ma tu non lo saprai mai.. che non c’è.

se vuoi, continua a voltarti e a temermi, pensa ancora che ho occhi solo per te.

che il mio cammino è solo per te.

scompaio a destra ora. è la mia strada che mi chiama.

non voltarti tesoro..
io, non ci sarò.
io non ci sono più..
non volt..
 
 
 
la testa la testa taglia la testa Signore la testa.. taglia la..
postato da collettivomensa alle ore 13:43 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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giovedì, 26 febbraio 2009

Sartre è guarito

sartre prima era gay ma ci credo pure...
cu simòn' ca gn parlav di medioevo mentre scopavn

ora sartre è guarito
e non crea scandalo come altre note guarigioni

postato da collettivomensa alle ore 13:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Elogio a me stesso

Utente: collettivomensa
Nome: Roman Cadorna
suono giallo in Sudafrica, stitico in Europa, chicano a San Cesario, anarchico in spiaggia, palestrato in Israele, indegno nelle strade di San Cristóbal, aguzzino di una gang a Neza, busker a Cu, ebreo nella Germania democratica, ombudsman undubudu, femminista nei partiti pedofili, comunista nell'Era Glaciale, ritenuto a Cuba, pianista in Bosnia, pusher nelle Ande, mestruo nella Cnte, autista senza galleria o cartelli, casalinga un sabato sera in qualsiasi quartiere di qualsiasi città di qualsiasi Messico, guerrigliero del mestolo della fine del I secolo, scioperante dell' ATAF, riporto di notte e di riempimento nelle pagine interne, maschilista nel movimento femminista, uomo solo nella metro alle 5 di sera, cerca autista di metro delle 5.15, pensionato annoiato dalle Zòccole, contadino multilato, operaio pre-occupato, mendico senza impiego, udente anticonformista, ridente nel neoliberismo, trattore senza libri né lettori e, certamente, pensatore prima di andare a mensa, zappatore autocelebrantesi. Mimmo è tutte le minoranze che, rifiutate e oppresse, resistendo, esplodendo, dicono "Mo basta!".. Tutte le minorate nel momento di parlare e le maggiorate nel momento di tacere e fottere. Tutti i rifiuti cercano una parola, la loro. parabola che restituisca la maggioranza agli eterni noi. Tutto ciò che dà fastidio al potere e alle buone conoscenze, questo è il collettivo mensa 'Mimmo Topazio'..


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